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plenaria 2013

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A rieccoci ! Finalmente assieme !

C'è proprio bisogno di vederci tutti più spesso, per chiarirci e rafforzarci, confrontarci e condividere !

Ieri all'inizio eravamo 4/5 un po' perplessi, poi abbiamo raggiunto la dozzina e quindi per le nove siamo arrivati ad una ventina.

C'erano due rappresentanti del gruppo di Milano...ed uno del nostro "misterioso" C2 !

La prevalenza di presenze era del C3, il più numeroso ed in crescita...e poi c'era il "mio" C1 !

Abbiamo iniziato parlando di noi ai "milanesi", descrivendo un po' cosa facciamo, come condividiamo e come funziona l'Associazione.

Sono sorte subito molte domande...perfettamente in sintonia col tema della serata che era quello sulle modalità ed il senso della condivisione.

Quanto è importante rimanere fedeli alle regoli ed al rituale di condivisione ?

Come mai si tende a scivolare verso la chiacchiera informale, le battute, il cazzeggiare ?

Certo, avere una confidenza amichevole fra di noi, dopo anni di condivisioni e di lavori assieme, è un'ottima cosa, è piacevole e positiva in sè.

C'è chi afferma che non è proprio necessario puntare alla "prestazione massima" in ogni serata e che è naturale che gli incontri non siano sempre ugualmente profondi : ci sono oscillazioni nella profondità di condivisione e nel numero di persone presenti, l'uniformità non è nè possibile nè auspicabile.

Non c'è nessun obbligo alla presenza nelle serate : ognuno è libero di venire o no...però è anche vero che una discontinuità troppo forte di presenze non permette di stabilire un vero dialogo e sintonia ed indebolisce il gruppo, quindi...è meglio cercare di vincere certe pigrizie...sapendo che alla fine uno è contento di aver fatto un piccolo sforzo, avendo condiviso col suo gruppo.

Perchè, invece, c'è qualche volta la sensazione di non aver combinato nulla, sentendosi annoiati e delusi ?

E', quasi sempre, una questione soggettiva, un proprio distacco, una propria chiusura, un blocco di emozioni ingolfate che porta disagio ed impedisce una vera condivisione con gli altri, non essendoci nè voglia di dire nè di ascoltare : se una serata "non funziona" la responsabilità non è "degli altri" ma propria !

Tocca a noi metterci energia, sgranchirci, scioglierci, aprirci...se vogliamo farlo !

Le regole di condivisione sono : parlare in prima persona, ascoltare senza interrompere...possibilmente senza commentare, senza dare giudizi o consigli...ma non è così facile seguirle davvero !

Ci sono, poi, condivisioni, anche lunghe, che si sente che vengono dal cuore e così sono avvincenti e non annoiano di certo, mentre altre, anche brevi, annoiano subito perchè si percepisce un "parlarsi addosso", un indulgere in ripetizioni, enfasi, retoriche (parole, parole, parole...).

Come si fa a scegliere un tema di condivisione ? Bisogna proprio sceglierlo o no ?

Abitualmente, nei nostri gruppi, NON si sceglie un tema, ma si lascia che emerga dalla condivisione comune, magari dopo un giro di "aggiornamento"...che è stato preceduto da 1/2 minuti di silenzio per "staccare" dal chiacchiericcio iniziale ed entrare nello spirito del condividere.

Comunque, qualche volta si è deciso di condividere tutti (nei tre gruppi) su di un tema particolare che si vuole approfondire in quel momento : la violenza sulle donne, l'essere padri....ed il risultato è stasto positivo....anche se, ovviamente, se emerge qualche condivisione urgente da parte di qualcuno, si lascia spazio a questa e si tralascia il tema "ufficiale".

C'è chi, venendo in maniera saltuaria, quando c'è tende a monopolizzare la serata, avendo molto da dire e immediatamente....ma così finisce che ascolta poco gli altri....e magari si lascia anche andare a critiche verso il gruppo stesso, non sentendosi in sintonia con esso !

Dovrebbe esserci, in tutti, abbastanza rispetto per gli altri da evitare di diventare invasivi sproloquiando troppo...e mi sembra che in questo ci sia stato un certo progresso, non essendoci più quella grossa disparità fra le persone troppo silenziose e quelle eccessivamente rumorose !

Ma cosa si può fare per vivacizzare la condivisione ? Che proposte ci sono ?

Un tempo, abbiamo utilizzato la tecnica della "persona in mezzo" : uno di noi si sedeva al centro e gli altri, a turno gli facevano domande specifiche (con rispetto, senza giudizio, ascoltandolo con attenzione).

Altre volte c'è stato l'utilizzo dello psicodramma oppure la creazione di collages a tema, da creare ed illustrare agli altri, condividendo ed approfondendo assieme il perchè della scelta di certe immagini , frasi o simboli.

In passato c'è stato il creare e rappresentare assieme spettacoli teatrali e corti cinematografici : è stato un modo di aprirci all'esterno, di "condividere la condivisione", facendola conoscere alla gente, mostrandoci pubblicamente come C.d.U. ed agendo, quindi, nel sociale :

C'è chi ha ricordato che la condivisione non è un fine ma uno strumento, un modo che abbiamo scelto per realizzare la trasformazione della nostra mascolinità.

Dunque, alla base di tutto c'è la nostra tensione creativa verso la creazione di un "Uomo Nuovo" che si liberi dei condizionamenti del patriarcato e del maschilismo ed instauri un rapporto più sano, paritario e felice con se stesso, con gli altri uomini e con la donna.

C'è chi pone il dubbio se, qualche volta, ci dimentichiamo di queste basi fondamentali, del senso profondo dei nostri gruppi e dell'Associazione.

Ma che rapporto c'è fra i vari gruppi uomini e l'Associazione ?

Alcuni uomini si disinteressano volutamente dell'Ass., avendo scelto di dedicarsi esclusivamente alla condivisione di gruppo, mettendo lì le proprie energie ed il proprio intento e non desiderando allargare il discorso al di fuori, nel sociale, intervenendo attivamente e pubblicamente, agendo sul mondo.

C'è chi mette in risalto come nel direttivo dell' Ass. ci sia forte carenza di condivisione : chi è impegnato in essa, è così preso dai suoi compiti e dalle mete concrete da trascurare i rapporti con gli altri uomini suoi soci...e così si sviluppano tensioni, incomprensioni ed anche liti e rotture evitabili.

Come avvicinare di più le "due anime" del C.d.U. ?

Beh, intanto fare più riunioni plenarie come questa...magari arrivando a dedicarci un'intera giornata, prendendoci più tempo per incontrarci ancora meglio.

Poi il Direttivo può fare proposte di temi specifici per le condivisioni, da cui trarre poi un sunto, un risultato corale...magari da mettere sul Sito ?

C'è poi la questione dello Statuto...piuttosto sconosciuto alla maggior parte di noi, che ha dei contenuti importanti e può essere di stimolo, di ispirazione...senza, ovviamente, farlo diventare la nostra Bibbia : non è un "testo sacro" ma un punto di partenza, anche discutibile ed ampliabile, ma da considerare come nostro patrimonio e risorsa.

Potremmo anche riprendere l'uso di mischiarci un po' fra i gruppi, permettendo a qualcuno di un gruppo di andare "in visita" in un altro, creando un po' l'effetto stimolante dell'arrivo di un nuovo.

Alla fine, non ci sono state proposte "straordinarie" o assolutamente innovative, ma un rivederci a fondo, un riesaminare chi siamo e che risorse e scopi abbiamo, ricordandoci di essere noi stessi straordinari, avendo la voglia di metterci in gioco e di rischiare un cambiamento profondo di noi stessi come uomini.

C'è chi ha lamentato il progressivo, inesorabile aumento della nostra età media : sarà possibile, in futuro, coinvolgere uomini un po' più giovani ?

Il contatto con i ragazzi delle scuole è senz'altro importante e necessario per creare un cambiamento vero del futuro degli uomini, ma abbiamo da pensare in tempo a come passare il nostro compito ai 40/50 enni...prima che diventiamo  tutti noi 70enni !

Intanto, domenica 10 Febbraio il Roberto Poggi ci offrirà, alla Casa del Quartiere, una giornata di giochi, fisicità, confronti, per andare oltre le parole e verificare un po' a che punto siamo con i nostri concetti ed atteggiamenti, reazioni ed abitudini : ci vediamo là !

 

 

 

 

 

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