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Storie di Padri

«Dunque ci sei? Dritto dall'attimo ancora socchiuso?
[...]
Non c'è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.»
Da
Ogni caso, di Wislawa Szymborska

 

 

 



Recensione del libro "Le mani di papà", di Émile Jadoul

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Copertina libro

Pochi libri per bambini sono capaci di raccontare il rapporto padre figlio dal punto di vista del corpo come il poetico Le mani di papà, dell'autore e illustratore belga Émile Jadoul. La storia è un tuffo intimo e delicato – a partire dal tratto – nel primo incontro fra un piccolo e il suo papà, una relazione ancora poco rappresentata e che nel senso comune sembra chiamare in causa la figura paterna solo quando il bambino è pronto a fare le “cose da maschi”, come correre, saltare, giocare a pallone, eccetera.

È invece emozionante leggere e scoprire il dolce rapporto “a pelle” che può esserci tra babbo e figlio nel primissimo periodo della vita di un cucciolo di uomo: una progressiva scoperta del mondo attraverso le forti e delicate mani del papà, portatrici di un'energia particolare, unica, complementare a quella femminile.

Papà gioca con figlio Papà fa il bagnetto al figlio

E allora, prima delle regole, delle parole, delle piccole sfide di responsabilità dei bambini, è liberatorio realizzare attraverso le immagini come il rapporto col padre possa significare coccole, vicinanza, cura. Il tutto dentro un viaggio emozionate che ben presto vede il bambino avventurarsi sempre più autonomo nel mondo, come quando decide di fare i suoi primi passetti da solo.

Le mani di papà (Émile Jadoul, ed. Babalibri, 12 €) è consigliato a tutti i neo papà in cerca di ispirazione per l'avventura più bella della loro vita, e a tutti i bambini che vogliono divertirsi con una storia che parli del loro eroe preferito. Buona lettura!


 

Storie di padri: 2

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«Sono diventato il padre che sono (non perfetto) perché sono stato un figlio che non si è mai sentito amato.

Avevo paura di mio padre, del suo sguardo severo che mi inchiodava e mi faceva piangere. Poche volte è arrivato alle mani (o alla cinghia): avevo circa dieci anni, forse dodici.

Pensavo che se era così arrabbiato fosse colpa mia, ma non sapevo quale fosse la ragione. Non potevo sapere che una ragione non c'era.

Andavo a nascondermi pieno di rabbia – sentivo di odiarlo, speravo morisse.

Volevo un padre che mi abbracciasse, che mi dicesse che mi voleva bene. Giuravo a me stesso che sarei diventato grande, sarei diventato un padre diverso.

Oggi ho due figli. Non ho mai avuto bisogno di alzare un dito su di loro, né di essere autoritario. Spero di essere stato autorevole.

Ho fatto in modo che da piccoli sentissero di appartenere a noi genitori e ho detto loro che li amavo ogni volta che mi sentivo di farlo. Lo faccio ancora oggi che sono grandi, lo faccio per tutte le volte che avrei voluto sentirmelo dire da mio padre.»

Gino

 

Storie di Padri

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Cosa vuol dire essere papà? Cosa ha rappresentato questa esperienza – nella felicità e nella fatica – per noi? Come ci ha trovato questa nuova condizione e come ce la siamo cavata?

Abbiamo pensato di attivarci per raccogliere storie e testimonianze sulla condizione di padre: l'idea è quella di metterle tutte insieme per farne un piccolo itinerario di viaggio, un racconto collettivo sull'esperienza della paternità.

Ci rivolgiamo quindi a voi, uomini che state visitando questa pagina: mandateci le vostre storie di padri. Può trattarsi di un resoconto, un aneddoto, un'emozione, anche solo un pensiero.

Scriveteci come è stato per voi questo viaggio. Fateci sapere di quella volta in cui vi siete sentiti senza più risorse, o di quell'altra in cui ve la siete cavata alla grande, di quando il vostro cuore ha traboccato dalla gioia o ancora di quando avete provato una paura bestiale – o magari tutte le cose insieme. Raccontateci di voi come padri, o di vostro padre, o del padre che cercate di essere ogni giorno.

Bastano poche righe, se volete un nome di battesimo, la vostra età. Metteremo insieme tutti questi ingredienti. Ne faremo un dolce saporito da far gustare ai futuri papà nell'ambito dei corsi pre-parto, o semplicemente agli uomini che passano di qua e che cercano una presa di coscienza del proprio ruolo maschile. E magari, perché no, anche una lettura piacevole per le donne e le mamme, per conoscere ancora meglio i sentimenti del proprio compagno.

In questa sezione potrete rimanere informati sui progressi del progetto, e alla fine faremo una bella festa dove presenteremo tutto il materiale raccolto.

Nel frattempo vi facciamo i nostri migliori auguri per una felice paternità.

Scriveteci a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

Vi aspettiamo!

 

 

Storie di padri: 1

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L'altra sera volevo portarmi a casa qualcosa, una specie di itinerario di viaggio per il mio cammino di papà che sta per cominciare. Allora ho chiesto ai miei compagni del Cerchio di dire la loro sulla questione della paternità.

Li ho visti emozionarsi. Commuoversi. Guardare il soffitto per acchiappare parole che devono abitare in alto – magari insieme ai migliori auspici – o lontano.

Condividere qualcosa di profondo costa fatica. Evocare: chiamare fuori. Talvolta mi fa l'effetto di strapparmi le budella e metterle sul tavolo. Un bel respiro e... sbram! Seguendo questa logica, forse sono stato un po' sadico nella mia richiesta.

Parlare di paternità significa parlare di discendenza, questione non indifferente per un maschio.

L'argomento scotta, tocca corde profonde e mette in gioco – e in crisi.

Ci vuole fegato per guardare con onestà ciò che si è fatto e cosa – magari – si ritiene di aver sbagliato.

E si fatica anche a guardare con indulgenza al proprio comportamento, tutte le volte che non si è riusciti a comportarsi come si voleva – o doveva.

L'emozione per questa relazione “senza fine” è enorme, si vede: altro che donne, lavoro, soldi; qui siamo di fronte a qualcosa di più grande. Non riesco a prenderne le misure. Me ne accorgo da come la gente “prende la mira” prima di parlare, da come si concentra, dal tempo che ci mettono le parole a venire fuori.

Secondo me è per l'eternità. Pa-ternità: relazione con qualcosa che supera la nostra morte?

Mi sembra che questo jolly dell'esperienza si mangi tutto alla fine: paure, ansie, ecc... lasciando solo una grande speranza. E silenzio.

E quindi mi avvicino, con ancora più curiosità, a questo momento.

Andre

 

 



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