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“Il rispetto è la materia più importante della vita”. La parola ai ragazzi


Siamo felici di pubblicare il tema di italiano sulla violenza di genere scritto da Alessandro, allievo di terza media presso la Scuola secondaria di I grado di Vertemate con Minoprio (CO).
A seguire un commento di Davide, operatore del Cerchio nonché insegnante.
Inauguriamo quindi questa che, chissà, potrebbe diventare una rubrica (è un appello a professori e professoresse che, come il prof. Menichini, hanno la possibilità di condividere temi come questo).

 

Il rispetto è la materia più importante della vita

Secondo me gli atti fisici, ma non solo, attuati contro le donne non sono affatto diminuiti in questi anni. Non se ne sente molto parlare per via del semplice fatto che le donne maltrattate ancora oggi tacciono e non denunciano per timore di cosa potrebbe accadere loro di conseguenza. Per me è come un effetto domino: da una piccola spinta può partire una positiva reazione a catena. Infatti se i ragazzi vengono abituati sin da piccoli a rispettare la figura femminile, allora anche da grandi probabilmente continueranno a rispettarla.

Purtroppo, tuttavia, questo non sempre accade perché anche se vengono correttamente impartiti l’educazione e il rispetto altrui, una persona può comunque prendere la cattiva strada; starà poi alla persona stessa riconoscere i propri errori e cercare di correggersi nel corso del tempo.

Se l‘uomo purtroppo non riconosce i propri errori, a riconoscerli per lui dovrà necessariamente essere la persona discriminata e maltrattata, che per quanto difficile possa essere deve sforzarsi a denunciare. Agli occhi della gente questo gesto può risultare semplice, e pensare “cosa ci vuole? basta andare dalla polizia e dirglielo”, ma se ci mettiamo nei panni delle donne ci accorgiamo di ritrovarci in un circolo vizioso infinito, e che denunciare può risultare molto più complicato di quanto si pensi in prima battuta.

Non in tutte le famiglie, inoltre, vengono trasmessi i valori dell’educazione e del rispetto. Infatti chiunque nasca e cresca in una famiglia in cui il padre maltratta la madre crederà che quell’esempio sarà quello giusto da seguire; persino una ragazza cresciuta in questo contesto troverà normale essere sfruttata e abusata in futuro.

Importante è anche che si trattino i figli in modo paritario e che non si agevoli nessuno su base sessuale. Secondo me se la famiglia non è riuscita a educare il figlio, allora il compito (o come minimo il compito di provarci) spetta all’istituto scolastico o agli amici stretti.

In conclusione, secondo me, questa è una questione delicata e se non la si affronta con calma si rischia di perdere il controllo e gli obiettivi da ottenere. Bisogna che il primo passo si faccia necessariamente in famiglia e poi si spera che il figlio capisca da solo qual è la strada giusta da seguire nel rapporto con l’altro sesso e con le diversità in generale.

Alessandro Monti

Commento

Questa lettera mi conforta e mi ricorda come i giovani abbiano una chiarezza speciale nel riconoscere e valutare la qualità delle relazioni.
Alessandro dice molte cose interessanti: ha una visione ottimistica della vita, in cui mi ci ritrovo, e allo stesso tempo disincantata.
Sottolinea l’importanza dell’educazione, la possibilità di cambiare se si sono fatte scelte sbagliate, la responsabilità e le difficoltà di ciascuno: uomo, donna, istituzione scolastica, amici.
Disegna un quadro che a volte gli adulti faticano a riconoscere.

Vorrei però sottolineare quello che a mio avviso è più importante in questa lettera: l’educazione dei figli in modo paritario. Dice di un rapporto paritario fra sessi, che esprime apertura mentale, ma anche paritario nella dignità fra figli e genitori.
Alessandro la accenna e la descrive appena, ma per quello che ho visto questa è una parte essenziale. Affinché un ragazzo possa sviluppare appieno le proprie capacità e la propria sensibilità, deve essere amato e rispettato in quanto persona, già da piccolo. Il rispetto che riceve, lo riconosce come essenziale e naturale, e lo agirà nel suo pensiero (che noi leggiamo) e nelle sue azioni.

I figli ci guardano e da noi imparano, anche quando noi genitori non diciamo nulla.
Il rispetto che abbiamo per il nostro prossimo lo leggono in ogni parola, ogni gesto e ogni sguardo.

Torino 3-9-22
Davide Bertolino

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