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25 novembre: l’urgenza e la necessità di un nuovo modo di stare in relazione


Il 25 novembre è l’occasione, come e più degli altri giorni, per osservare le nostre dinamiche di relazione con le nostre compagne e guardarle da un altro punto di vista.

In quanto uomini, ciascuno di noi vede il mondo, gli eventi, i rapporti come da un punto privilegiato.

Da quella posizione abbiamo una visione incompleta: ci sentiamo dei protagonisti quando stiamo bene, quando le cose vanno secondo i nostri desideri, quando ci sentiamo accolti, amati, considerati, ma non è sempre così lineare.

La vita è molto più di questo. È un mare di esperienza che ci arricchisce ogni giorno di nuove sfumature che non avevamo considerato, dove l’incontro con l’altro non segue necessariamente i nostri desideri.

Nella vita l’incontro ci porta in contatto anche con la difficoltà, la frustrazione, il rifiuto. In questi casi la percezione di essere dei protagonisti svanisce e lascia il posto a sensazioni meno accattivanti. In queste situazioni può capitare di sentirci vittime (e la cultura da cui proveniamo ci conferma in questo).

Sì, la frustrazione e il rifiuto possono essere dolorosi e possono scatenare desideri di rivalsa, di vendetta. Riconoscere l’illegittimità di questa dinamica non è semplice, ma è molto sano. È una sfida che ci porta a rivedere profondamente tutta la nostra vita e le nostre relazioni, a considerarle da un punto di vista nuovo, rispettoso di se stessi e degli altri.

Il patriarcato questo non lo faceva, considerava giusta e insindacabile solo la propria visione, come se fosse stata l’unica ammissibile, per poi giudicare senza appello ogni altra istanza.

Il risultato era un sistema politico, sociale, di relazioni, di affetti in cui l’altra da noi contava meno di noi e la sua posizione era valida solo se allineata al pensiero unico. Il sistema sembrava ordinato, ma questo finto ordine si basava sulla negazione delle differenze e dei bisogni dell’altra. E questo sembrava giusto talvolta anche a chi avrebbe avuto molto da recriminare.

Grazie all’impegno di tante e tanti, ora i tempi sono cambiati e stanno cambiando sempre più velocemente. Nella vita molti di noi hanno trovato il coraggio e visto la bellezza di confrontarsi con differenze di varia natura, a volte stimolanti, altre spiazzanti, altre ancora sorprendenti. Per poterle accogliere serve abbandonare la posizione di privilegio che con presunzione abbiamo pensato di aver diritto ad avere, ma che è come voler guardare il mondo dal buco di una serratura.

La porta ci protegge dal mondo, ma ci separa da lui. Il coraggio sta nell’aprirla e incontrare le altre e gli altri e scoprire che non siamo solo noi i protagonisti. Qualcuno in certi momenti può forse sentire di perdersi in questa nuova condizione, ma è così che ci si apre al mondo e si incontrano persone che potranno amarci invece di temerci.

Che questa giornata possa ispirarci tutti.

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